martedì 2 ottobre 2012

geografia

Quando inizio un corso di geografia mi piace proporre sempre questa strisci a di Quino... Mafalda la sa lunga









martedì 11 settembre 2012

Letture: Amélie Nothomb "Igiene dell'assassino"


"Se uno scrittore riesce ad essere affascinante parlando della sua creazione, ci sono solo due possibilità: o ripete ad alta voce quello che ha scritto nel suo libro, e allora è un pappagallo; o spiga cose interessanti di cui non ha parlato nel suo libro, nel qual caso detto libro è un fallimento perché non basta a se stesso."
Ho letto un libro sulla creazione letteraria. Parla di un Nobel della letteratura che sta per morire (di una malattia strana e per questo particolarmente affascinante) e si sottopone ad un'intervista, un saluto dal mondo, un testamento.


"Se lei non avesse letto il libro in diagonale, giovanotto, come probabilmente ha fatto, se l'avesse letto come bisognava leggerlo, con le budella, per quel poco che ne ha, avrebbe dato di stomaco. "
Stavolta comincio da una citazione perchè questo libro l'ho letto proprio così, in diagonale, cercando di piegarlo alla mia vita, inseguendo fili che mi appartengono e non quelli dell'autore. L'ho letto alla luce di quello che cerco di spiegarmi.
In questo libro ci sono tre cose che mi riguardano: la scrittura/lettura, l'obesità mostruosa e l'amore giovanile.
L'autrice descrive l'obesità come agonia continuata nel tempo, lega il peso reale al peso metaforico (anche se poi, nel testo dice di non concepire metafore) della vita, dell'assurdo, del dolore, degli anni che passano e deformano. "Io sono il messia dell'obesità, quando morirò prenderò sulle mie spalle tutti chili di troppo dell'umanità. Concepisca quale è stata la mia vita : un sacrificio di 83 anni. In confronto cos'è il sacrificio di Cristo?...." io ho sempre percepito così l'obesità mostruosa, come una crocifissione continuata nel tempo dove le immagini della normalità di prima, si riavvolgono e scorrono di nuovo davanti agli occhi, con gli episodi non risolti, le amicizie e gli amori sospesi della prima giovinezza.
Questo libro mi fa male eppure lo RICONOSCO, e questo riconoscerlo mi fa rabbia e sollievo.
L'amore, il primo, appartiene all'infanzia, arriva prima del corpo anzi è talmente totalizzante che rappresenta la vita stessa, da fermare. L'unica vita vera è questa preadolescenza senza sesso che si vive nudi e nel respiro della natura, quando e dove tutto è ancora possibile ma se uno ne ha consapevolezza, se la riconosce non può che trasformarla in follia. Dalla bellezza efebica e senza peso di quest'amore, la scoperta della crescita rende mostruosamente obesi, avidi di scrivere in modo compulsivo, destinati, per legge di contrappasso a non essere mai letti, incapaci di comunicare.
L'unico lettore vero del le opere di questo scrittore pachidermico è donna, investigatrice e curiosa fino alla scoperta del segreto. L'unica che vede lo scrittore nudo e grasso è donna, l'infermiera che lo lava e lo mette nel pigiama come un bambino.
"ammettendo che un lettore intelligente esista, se è realmente intelligente e aperto non avrà bisogno di spiegazioni."

Letture estive - Camilleri, Una lama di luce


 Sabato 11 agosto 2012 alle ore 11.47 ·


Libro prestato da Salvatore che protesta per la lungaggine ed esaustività del risvolto di copertina che gli racconta troppo della storia.
Le lunga saga di Montalbano con le sue ripetitività a volte mi annoia: un cliché ormai collaudato fatto di lingua, personaggi, caratteri, delitti. La noia di questo libro invece è annullata magicamente da un incipit e una fine così intimi e dolorosi da dare un senso di realtà alla finzione investigativa.
La crisi amorosa del personaggio e la sua inattesa conclusione danno un senso profondo al titolo. La lama di luce che taglia dolorosamente e ferisce gli occhi del commissario è metafora di ciò che potrebbe o avrebbe potuto essere e non è o non è stato. La lama di luce rischiara, brilla, ma colpisce gli occhi, penetra e uccide.

Ancora, in questa estate così dura da vivere, con questi affetti che si rincorrono e vivono strane metamorfosi, è il sogno ad avere un ruolo così importante (per me e per Salvo M.)... Il sogno è il legame con l'animalità della nostra esistenza, legata alle viscere piu profonde e oscure, in contrapposizione con la luce. A volte il sogno ci riannoda fili con persone lontane e con il mondo delle ombre. Mi piace questo sogno/percezione/presagio che lega Salvo a Livia.

Solo una citazione per non rovinare troppe sorprese, una citazione dolorosamente vera: "con la so' morti, F. ligava lui a Livia e Livia a lui chiossà d'essiri maritati". Dietro c'è tutto il libro e un'amara evoluzione del protagonista. Posso restituire il libro a Salvatore.

Letture estive: Amélie Nothomb, Acido solforico


Libro numero tre dell'estate: era un regalo si compleanno ma quest'inverno non sono riuscita a leggere molto, così l'ho conservato per dopo.

Amélie Nothomb, Acido solforico... Mi ricorda Truman show per l'argomento ma molto più feroce... Un reality in un campo di concentramento. All'inizio avevo un po' timore a iniziarlo, per la mia incapacità a sopportare la ferocia degli uomini su innocenti e animali.. Un dolore sordo alla bocca dello stomaco, poi avanzando nella lettura lo spirito grottesco della vicenda, i l suo reale filo diretto con la realtà mi ha permesso di andare avanti in questo strano mondo di telecamere, televoto, audience, nomination e morte...

Non voglio parlare però dell'ovvia critica che l'autrice fa alla società contemporanea, al dolore sbattuto in prima pagina, ma da linguista appassionata di parole voglio soffermarmi prima sul senso profondo dell'avere un nome, l'identità e la consapevolezza di sè, passa attraverso il nome.

L'anonima sigla numerica rende non-persone, come avevano drammaticamente intuito i nazisti e tutto ciò che esiste nella realtà e nella mente è legato al nome. Il balletto psicologico tra le due eroine della storia si dipana lungo il filo del nome. L'eroina-buona attraverso la manipolazione del suo nome salva temporaneamente la sua 'baracca'. L'antieroina invece, che il nome ce l'ha dall'inizio acquista umanità solo quando questo viene separato dal nome del ruolo nel campo: kapò.

Il percorso di rivolta in nome della dignità umana avviene sempre sul filo della parola: conversare a tavola mentre si mangia la brodaglia, come se si stesse in un convivio; darsi del lei sempre; i discorsi al pubblico dietro le telecamere (tanto simili a quelli del film Quinto potere... Chissà se l'autrice l'ha visto), l'appello al mondo attraverso l'occhio magico della tv che ha lo strano potere di far passare le parole ma impedire che si trasformino in messaggi e azioni.

L'eroina invita gli ascoltatori a spegnere il televisore, i media l'acclamano, ne parlano, amplificano il suo messaggio e l'audience sale. Gli organizzatori danno la capacità di telefoto al pubblico, i media si indignano, ...ma tutti, il giorno dopo votano.

Le due protagoniste sembrano un'unica entità tanto si compensano e si contrappongono. L'aguzzina innamorata della vittima, per questo amore esclusivo e malato diventa capace di eroismo e stima.

La fine parla dei sopravvissuti.

"ogni volta che incontro una persona nuova le chiedo come si chiama e ripeto ad alta voce il nome
- capisco..
- e non è tutto, ho deciso di far felice la gente
- ah, e come?diventerà una dama di carità?
- no, sto imparando a suonare il violoncello.
- il violoncello ? É magnifico... Perchè il violoncello?
- perchè è lo strumento che somiglia di piu alla voce umana."

Solo una citazione perchè parla del potere salvifico dell'arte, del legame tra musica e uomo, dei nomi, della fine ... Per fortuna una abbastanza lieta fine... E in questa strana estate ci vuole.

sabato 4 agosto 2012

Letture estive: Il silenzio dell'onda

Carofiglio mi accompagna in questi ultimi anni e ogni volta c'è qualcosa che mi parla e che mi risponde (se ovviamente si può parlare di risposte)

Cosa mi piace di questo libro.

Mi piace il legame tra sogno e realtà, il filo sottile che a volte cuce la doppia vita che abbiamo, quella visibile con quella invisibile. a volte sembra che brandelli di sogno conficchino i loro artigli nel giorno e se sono artigli teneri la giornata prende una piega morbida o a volte addirittura eroica; altre volte resta il sapore di non concluso, di sospeso nello spazio o di paura, che è lo stesso.

Mi piace l'intreccio tra i giovani che siamo stati e il nostro presente da adulto, quel continuo andare avanti e indietro nel tempo e negli spazi. Mi piace parlare di cos'è essere padre, madre, genitore.

Mi piace l'amore, il primo amore così forte e sconvolgente da far diventare tanto potenti da cambiare la realtà e decidere che il bene di una persona può voler dire perderla forse per sempre.

Mi piace questo parlare della giustizia dal di dentro, senza buonismo e preconcetti. I buoni e i cattivi che si mischiano e si fondono e hanno confini molto dolorosi.

Mi piace che ci sia un cane, che sa Leggere il pensiero, perchè è l'animale che è in ciascuno di noi, il totem che non ci abbandona.

Mi piace lo psichiatra che rompe le regole e parla di sé, smette i panni al di là della scrivania, scambia il ruolo, alla pari (ancora una volta confini che si sfumano).
Mi piace la follia della vita "normale", quella con cui si può continuare a vivere, che lascia aperta una porta e non ti inghiotte per sempre.

Mi piace il mare che sfida e ti permette di cavalcare l'onda.

Mi piace perchè è un libro consolatorio e ne ho bisogno, dice che il senso di colpa si può surfare, che un amore è possibile, che un figlio fa soffrire, che ai ragazzi si deve parlare alla pari, che bisogna fare i conti con i propri fantasmi, che camminare nella città libera il pensiero...

Mi piace la prima persona per la voce narrante del ragazzo e la terza per il protagonista... Anche stavolta i confini tra voci e personaggi sono solo una linea fragile. E mi piace che la scrittura appartenga proprio al più giovane, e che la lettura sia della donna e la sua assenza dell'uomo. Mi piace che la protagonista si chiami Emma (e non solo perchè così avrei forse chiamato la mia terza figlia)

Citazioni, stranamente tutte dalla fine... Un po' ovvie forse, un po' retoriche (ma sostengo che la retorica a piccole dosi ogni tanto non fa male).

"l'idea di entrare in classe tutti i giorni e non vederla mi fa traboccare il cuore di tristezza. Questa della tristezza che trabocca è una frase che ho sentito in una canzone e non trovo un modo migliore per dire come mi sento." questa perchè sono una prof e penso che bisogna imparare anche copiando e prendendo in prestito le parole degli altri, quando non ne troviamo di nostre.

" un conto è aspettare l'onda, un conto è alzarsi sulla tavola quando arriva.appunto" questa perchè va bene per me ma la vorrei regalare ai miei figli soprattutto a chi in questo momento ha paura di alzarsi sulla tavola, forse per non cadere...

"l'immagine delle paperelle intrepide e sorridenti sulla cresta di onde gigantesche nell'oceano in tempesta gli mise un'assurda e incredibile e invincibile allegria." papere di gomma naufragate che permettono agli scienziati di conoscere i segreti delle correnti marine, papere giocattolo che superano l'oceano... I misteri della casualità.

"e il perdono- anche quello più difficile, che chiediamo a noi stessi" questa è ovvi(ssima) ma ogni tanto va bene vederla nero su bianco.